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23 aprile 2008

Il figlio di Masala

Una leggenda delle Isole Marianne

C'era un tempo nell'isola di Guam in cui il valore di un uomo si misurava esclusivamente dalla forza. Masala era l'uomo più forte di tutti ed era in grado di sconfiggere chiunque sull'isola. Un giorno la sua sposa gli diede un figlio, e Masala era così contento che lo mostrò a tutti.

Più il bimbo cresceva, più assomigliava al padre; forte, potente e in grado di battere tutti i bambini dell'isola. Cominciò ad attirare l'attenzione della gente, per questo motivo il padre era geloso e pieno di invidia.

Una volta, alla tenera età di due anni, il figlio di Masala catturò un grosso granchio e cominciò a giocarci, ma in un attimo di distrazione l'animale si infilò in un buco vicino a un albero di noci di cocco. Cercò di riprenderlo ma non ci riuscì perché era andato troppo in profondità. Quindi il bimbo, grazie all'enorme forza ereditata dal padre, sradicò completmente l'albero per riprendere il suo cucciolo.

Masala si accorse di ciò che fece il figlio e la sua invidia esplose, cominciò a rincorerlo perché voleva annientarlo. Il bimbo fu sorpreso dal repentino cabio del padre, fino a quel momento era stato il suo orgoglio. Cominciò a correre tanto veloce quanto gli permettevano le sue piccole gambe. Arrivato alla punta più a nord dell'isola fece un gran balzo e arrivò all'isola di Rota, che dista 40 miglia da Guam.

Ancora oggi nell'estremo nord dell'isola di Guam è possibile vedere l'impronta che il bimbo lasciò prima di spiaccare il gran balzo.

Il Bimbo crescendo dominò per molto tempo tutte le Isole marianne, il suo nome era Taga.

17 ottobre 2007

La leggenda di Aino

Aino è un personaggio dal poema epico nazionale finlandese Kalevala.
Joukahainen sfida Väinämöinen, figlio della dea Ilmatar in una gara di canto, ma ne uscirà sconfitto. Per evitare di morire annegato nella palude dove era stato gettato da Väinämöinen, deve promettergli la mano della sorella Aino. La madre dei due fratelli è felice del fatto che Väinämöinen possa entrare nella famiglia. Ma la giovane e bella Aino non ne vuole sapere di sposarsi con un vecchio e, sconvolta dal dolore, preferisce annegare.
Väinämöinen allora decide di usare i suoi poteri magici per pescare la donzella nel lago dove si è gettata, ma il pesce che cattura gli sembra piccolo e insignificante per essere la sua promessa sposa e lo rigetta in acqua. In quel preciso momento il pesce si trasforma di nuovo nella bella Aino. Mentre Väinämöinen la tiene ancora per la mano, questa lo deride e lui alla fine decide di lasciarla andare. Da quel momento Aino sparirà per sempre.

Nell'immagine in alto (clic per ingrandire) lo splendido: Trittico di Aino di Akseli Gallen-Kallela grazie al quale sono venuto a conoscenza di questa leggenda dopo averlo ammirato al Museo Ateneum di Helsinki. Nel quadro di destra, Väinämöinen scorge per la prima volta Aino nella foresta mentre la ragazza è intenta a raccogliere ramoscelli per la sauna. In quello di sinistra, ascolta il richiamo delle fanciulle di Vellamo che giocano nell'acqua, la decisione di annegare per sfuggire alle grinfie di Väinämöinen è già stata presa. Quella centrale è la scena finale in cui Aino si trasforma da pesce in donna e sfugge di nuovo e per sempre a Väinämöinen.

6 marzo 2006

Perché i corvi sono neri

Una leggenda del Myanmar

Un giorno il sole vide una principessa bellissima e se ne innamorò perdutamente, ogni volta che poteva scendeva dal cielo e andava sulla terra travestito da uomo per passare un po' di tempo con lei. Anche la principessa si invaghì del sole e attendeva sempre con trepidazione il suo arrivo.
Un giorno il sole decise di mandarle un grande rubino rosso sangue come pegno del suo amore. Mise la gemma in un sacchetto di seta e chiamò un corvo che stava volando vicino, chidendogli di consegnarla alla sua amata. In quel tempo i corvi avevano le penne bianche e l'avvicinarsi di un corvo era cosiderato di buon auspicio, così il sole era contento di aver trovato proprio un corvo per consegnare la gemma.
Mentre volava, il corvo venne distratto dall'odore di cibo che veniva da una festa nuziale. Così appese l'involucro di seta con la gemma al ramo di un albero e volò verso la festa per rimediare un po' di cibo. Il cibo era una cosa a cui i corvi non sapevano resistere!
Mentre il corvo gozzovigliava alla festa, un mercante di passaggio notò il sacchetto di seta sul ramo dell'albero e lo tirò giù con un bastone. Questi quasi svenne di gioa quando vide il contenuto. Rapido, si mise il rubino in tasca, riempì il sacchetto di seta con dello sterco di vacca che era lì vicino e lo ripose sul ramo.
Dopo essersi riempito la pancia bene bene, il corvo tornò all'albero, riprese il sacchetto di seta e riprese il volo per consegnarlo. La principessa era in giardino, e quando il corvo le consegnò il sacchetto lo aprì con impazienza, sapendo che veniva dal sole. Ma quando ne vide il contenuto rimase incredula e piena di rabbia. Pensò che fosse un modo da parte del Sole per dirle che non gli importava più niente di lei, così gettò via l'involucro, rientrò nel palazzo e non ne uscì mai più.
Quando il sole venne a sapere quello che accadde andò su tutte le furie. Era talmente arrabbiato che quando puntò il suo sguardo di fuoco sul corvo, gli bruciò le penne facendole diventare nere.
Da allora le penne dei corvi sono sempre state nere.
La leggenda narra che il mercante perse il rubino, il quale rotolò giù in una buca molto profonda.
Molti hanno tentato di trovare il rubino del sole da allora. Molti rubini e pietre preziose furono trovate, facendo di Burma (oggi Myanmar) una fonte molto ricca di zaffiri e rubini. Ma la pietra che il sole voleva regalare alla bella principessa come pegno del suo amore deve ancora essere trovata.

4 gennaio 2005

La leggenda della donna foca

Visto che si avvicina l'Epifania vi voglio narrarre questa leggenda che viene dalle Isole Faroe, e più precisamente da un piccolo villaggio chiamato Mikladalur (= La grande valle).

Secono la leggenda di queste isole, le foche in realtà sono esseri umani che hanno deciso di vivere in mare; ma ogni notte di Epifania pare che vadano a riva per togliersi la pelle di foca e ballare tutta la notte.
Una notte di Epifania un uomo di Mikladalur si nascose in una caverna vicino la spiaggia per vedere le foche togliersi la pelle e danzare. Fra queste c'era una donna molto bella e l'uomo se ne invaghì. Così si intrufolò in mezzo a loro e rubò la pelle di foca della donna in modo che non potesse tornare in mare. All'alba la donna cercò invano la sua pelle di foca. L'uomo uscii dalla grotta e le disse che ce l'aveva lui. Lei lo supplicò di restituirgliela per poter tornare in mare dal suo marito foca e dai suoi figli foca; ma lui rifiutò e la costrinse a seguirlo a casa sua. I due vissero insieme per diversi anni ed ebbero anche un bambino. L'uomo custodiva la pelle di foca in una cassa chiusa con un lucchetto, e portava sempre con sé la chiave, un giorno però mentre era in mare a pescare si rese conto di averla dimenticata e al ritorno non trovò più la donna che era tornata in mare con la sua pelle di foca.
La donna foca comparve in sogno all'uomo la notte prima della tradizionale mattanza delle foche che si tiene a Mikladalur pregandolo di non uccidere il suo marito-foca e i suoi figli-foca, ma l'uomo non l'ascoltò e marito e figli della donna foca perirono nella mattanza. La vendetta fu terribile. La donna tornò a Mikladalur come troll e maledì l'intero villaggio dicendo che tanti uomini sarebbero morti a mare o caduti dalle montagne quanti ce ne sarebbero voluti per abbracciare l'intera isola di Kallsoy in cui si trova il villaggio di Mikladalur.

La leggenda è ancora oggi presa piuttosto seriamente da tutti gli abitanti delle Isole Faroe, e sembra che i discendenti della donna foca siano tuttora riconoscibili per alcune caratteristiche fisiche, come ad esempio le dita corte.